Osiride

Osiride o Usiride (dal greco antico Ὄσιρις, adattamento del nome egizio generalmente traslitterato Wsjr) è una divinità egizia della religione dell'antico Egitto, membro dell'Enneade e figura centrale delle credenze funerarie egizie.[2][3] Associato alla regalità defunta, alla rinascita, alla fertilità e all'oltretomba, era considerato sovrano dei morti e figura di riferimento per la sopravvivenza del defunto nell'aldilà.[3]
Nel mito più noto, Osiride fu ucciso dal fratello Seth, poi ricomposto e riportato in vita grazie alle arti magiche di Iside e Nefti.[4] Non tornò tuttavia a regnare stabilmente tra i vivi, ma divenne signore del mondo dei morti, mentre il figlio Horus rivendicò la sovranità terrena contro Seth.[3][5]
Il culto di Osiride è attestato dall'Antico Regno e acquistò particolare rilievo ad Abido, che divenne uno dei principali centri osiriaci.[3][6] In età tolemaica e romana, il culto osiriaco entrò in rapporto con quello di Api e con la figura greco-egizia di Serapide, mentre Osiride continuò a essere considerato sovrano dell'oltretomba e giudice dei morti.[7] Il santuario di File è spesso ricordato tra gli ultimi luoghi di culto egizio tradizionale; secondo la tradizione riferita da Procopio, la chiusura dei templi avvenne nel VI secolo per ordine di Giustiniano I, in un processo religioso più ampio e graduale.[8]
Nome ed epiteti
[modifica | modifica wikitesto]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]| Osiride in geroglifici |
|---|
Il teonimo greco Ὄσιρις è la forma da cui derivano il latino Osiris e l'italiano Osiride; esso risale al nome egizio comunemente traslitterato Wsjr, la cui vocalizzazione antica non è nota con certezza, poiché la scrittura geroglifica non registrava sistematicamente le vocali.[2] Nella letteratura egittologica il nome è stato reso in modi diversi, fra cui Asar, Asir, Ausir, Wesir, Usir e Usire, forme convenzionali che non corrispondono a una pronuncia ricostruita con sicurezza.[2]
Molti egittologi hanno cercato di spiegare il significato del nome di Osiride. John Gwyn Griffiths lo mise in rapporto con il termine egizio wser, "potente"; Wolfhart Westendorf propose invece l'etimologia Uaset-jret, "colui che porta l'occhio"; David Lorton collegò il nome ai termini set e jret, interpretandolo in rapporto all'attività rituale.[2]
Epiteti
[modifica | modifica wikitesto]
Osiride era un dio complesso, attestato in tutto il territorio egiziano e associato a molteplici funzioni, dalla regalità defunta alla fertilità, dal ciclo della vegetazione al destino del defunto nell'oltretomba.[3] Per questo motivo compare nelle fonti con numerosi epiteti, fra cui Unennefer, cioè "Essere perfetto", "signore dell'Occidente", "signore di Abido" e "colui che presiede ai morti".[11]
Nel capitolo 142 del Libro dei morti è conservata una litania di nomi osiriaci, nella quale il dio è invocato attraverso epiteti che richiamano luoghi di culto, funzioni funerarie e aspetti cosmici della sua figura.[11] Fra gli epiteti vi sono, ad esempio, "Osiride Unennefer", "Osiride maestro di vita", "Osiride che presiede al grano", "Osiride in cielo", "Osiride in terra" e "Osiride che presiede all'Occidente".[11]
Iconografia
[modifica | modifica wikitesto]
Il dio Osiride era strettamente legato alla monarchia egizia: era infatti visto come un faraone defunto e divinizzato, re dell'Alto e Basso Egitto.[3] Nell'iconografia più comune compare in corpo mummiforme, con le braccia incrociate sul petto e gli attributi regali dello scettro heqa e del flagello nekhekh.[1]
Nella maggioranza delle rappresentazioni Osiride porta una corona legata alla corona bianca dell'Alto Egitto, alla quale si aggiungono due alte piume laterali, probabilmente di struzzo, formando la corona atef.[1] Il volto può essere reso in verde o in nero, colori associati rispettivamente alla vegetazione, alla rinascita, alla terra fertile e alla rigenerazione.[13]
Osiride può essere raffigurato coricato sul letto funebre, assiso sul trono come re dei morti o in piedi in forma mummiforme.[1] Nelle scene funerarie è spesso accompagnato da Iside e Nefti, che proteggono il corpo del dio e partecipano alla sua rigenerazione.[3]
- Statuetta bronzea di Osiride, Epoca Tarda-Epoca Ellenistica, 722-30 a.C., Museo Egizio di Torino (Cat. 68).[14]
- Gruppo di statuette con Iside, Osiride, Maat e un falco, Terzo periodo intermedio, 1076-722 a.C., Museo Egizio di Torino (Cat. 514).[15]
Funzioni e culto
[modifica | modifica wikitesto]Regalità e oltretomba
[modifica | modifica wikitesto]
Osiride era il dio egizio degli inferi e uno dei principali garanti della sopravvivenza del defunto dopo la morte.[3] Nei Testi delle piramidi, il faraone morto è assimilato a Osiride, poiché il destino del dio, ucciso e riportato alla vita, offre il modello della rigenerazione regale nell'aldilà.[3] Dal Medio Regno, le concezioni osiriache si estesero progressivamente anche ai defunti non regali, che potevano sperare in una forma di sopravvivenza modellata sul destino del dio.[17]
Nel Duat, l'oltretomba egizio, Osiride presiedeva il tribunale dei morti.[18] Nelle scene del Libro dei morti, il cuore del defunto è pesato contro Maat, personificazione dell'ordine cosmico e della verità, mentre Anubi controlla la bilancia e Thot registra il risultato.[19] Se il cuore risultava conforme a Maat, il defunto poteva accedere a una vita beata nell'aldilà; in caso contrario, era minacciato dalla distruzione simboleggiata da Ammit.[19]
Fertilità, vegetazione e rinascita
[modifica | modifica wikitesto]
Accanto al ruolo funerario, Osiride era associato alla fertilità, all'agricoltura e al ciclo della vegetazione.[3] Come dio dell'agricoltura, veniva festeggiato nel mese di Khoiak, quando i rituali osiriaci mettevano in rapporto la germinazione del grano con la resurrezione del dio.[7] I germogli di cereali potevano essere usati in ambito funerario nelle statuette dette "Osiride vegetante", nelle quali la crescita delle piante richiamava la rinascita del defunto.[7]
Nella tradizione mitologica riferita da Plutarco, Osiride e Iside avrebbero civilizzato l'umanità insegnando l'agricoltura, la coltivazione della vite e pratiche religiose.[21] Questa immagine di Osiride come benefattore e sovrano civilizzatore appartiene soprattutto alla rielaborazione tarda e greco-romana del mito, nella quale la figura del dio è presentata anche come modello di regalità giusta e ordinatrice.[21]
Abido e i misteri osiriaci
[modifica | modifica wikitesto]
Nel corso del Medio Regno, Abido divenne uno dei centri principali del culto di Osiride.[6] La città, già legata alle prime necropoli regali egizie, acquistò un'importanza particolare perché la tomba del re Djer fu reinterpretata come sepoltura di Osiride, attirando offerte, pellegrinaggi e rituali connessi al dio.[6]
Le festività osiriache di Abido rievocavano la morte, il lutto, la sepoltura e il ritorno alla vita del dio, permettendo ai partecipanti di inserirsi simbolicamente nel destino di Osiride.[6] Stele votive, cappelle e offerte testimoniano la partecipazione di funzionari, sacerdoti e privati alla devozione osiriaca, soprattutto tra Medio Regno e Nuovo Regno.[6]
Durante il I millennio a.C. Osiride conservò il suo ruolo di dio funerario e giudice dei morti, mentre l'aspetto di divinità legata alle inondazioni benefiche del Nilo, alla fertilità e alla rinascita contribuì ad accrescerne la popolarità nella valle del Nilo.[7]
Mito
[modifica | modifica wikitesto]Fonti egizie
[modifica | modifica wikitesto]
Il mito di Osiride è attestato in forma frammentaria nelle fonti egizie, che non ne conservano un racconto continuo paragonabile a quello riferito dagli autori greci.[3] I Testi delle piramidi ricordano l'uccisione di Osiride da parte di Seth, il ruolo di Iside e Nefti nel soccorso al dio e la rigenerazione del sovrano morto attraverso l'identificazione con Osiride.[3]
Nei Testi delle piramidi, il faraone defunto può essere assimilato a Osiride nel contesto rituale, pur restando distinto dal dio nelle concezioni funerarie più ampie.[3] La genealogia eliopolitana collegava Osiride a Atum, Shu, Tefnut, Geb e Nut, integrandolo nella famiglia divina dell'Enneade.[24]
La stele funeraria di Amenmose, della XVIII dinastia, conserva il cosiddetto Grande Inno a Osiride, nel quale vari passaggi sono dedicati alla vicenda del dio e al ruolo di Iside.[3] Il testo ricorda l'assassinio di Osiride, la ricerca del corpo da parte di Iside, la concezione di Horus e il ristabilimento della successione regale attraverso il figlio.[3]
Plutarco e le versioni greco-romane
[modifica | modifica wikitesto]
Lo scrittore greco Plutarco, autore del trattato Su Iside e Osiride, fu il primo a esporre in forma continua una narrazione ampia del mito di Osiride.[26] Secondo il racconto, Nut, dea del cielo, avrebbe avuto una relazione con Geb, dio della terra; Ra, venuto a conoscenza del fatto, le avrebbe proibito di partorire in qualunque giorno dell'anno.[27] Thot avrebbe allora vinto dalla Luna una parte della sua luce, creando cinque giorni supplementari, detti epagomeni, nei quali nacquero Osiride, Horus il Vecchio, Seth, Iside e Nefti.[28]
Nella versione di Plutarco, Osiride regnò come sovrano benefico e insegnò agli uomini l'agricoltura e la civiltà.[21] Seth, invidioso del fratello, organizzò un complotto: fece preparare una cassa della misura esatta del corpo di Osiride, la offrì durante un banchetto a chi vi si fosse adattato perfettamente e, quando Osiride vi si distese, la fece chiudere e gettare nel Nilo.[21] In una fase successiva del racconto, Seth fece a pezzi il corpo del dio e ne disperse le membra.[29]
Iside, assistita da Nefti, cercò il corpo di Osiride, ne raccolse le membra e gli restituì vita per il tempo necessario a concepire Horus.[29] Osiride non tornò stabilmente nel mondo dei vivi, ma divenne il re dei morti; Horus, una volta cresciuto, affrontò Seth per vendicare il padre e ottenere la regalità sull'Egitto.[3][5] Le diverse versioni egizie e greco-romane del mito non coincidono in tutti i dettagli, ma condividono il nucleo narrativo dell'uccisione di Osiride, della sua rigenerazione e del conflitto fra Horus e Seth per la sovranità.[3]
Famiglia divina
[modifica | modifica wikitesto]Iside
[modifica | modifica wikitesto]
Oltre che sorella di Osiride, Iside ne era considerata la sposa.[28] Nel mito, il suo ruolo è essenziale: cerca il corpo del dio assassinato, lo protegge, lo ricompone e lo rianima mediante formule magiche, permettendo la concezione di Horus.[29] Per questo Iside divenne il modello della vedova fedele, della madre protettrice e della maga capace di restituire efficacia vitale al corpo del defunto.[3]
La popolarità di Iside crebbe soprattutto in età greco-romana, quando il culto isiaco si diffuse in diverse aree del Mediterraneo.[31] Osiride, e in seguito la sua forma greco-egizia Serapide, furono venerati in contesti diversi insieme a Iside, pur assumendo funzioni specifiche nelle tradizioni egiziane e greco-romane.[7][31]
Nefti
[modifica | modifica wikitesto]
Nefti era sorella di Osiride, Iside e Seth, e nelle tradizioni funerarie agiva spesso accanto a Iside come protettrice del corpo del dio e del defunto.[3] Nelle scene funerarie le due dee possono essere raffigurate ai lati della mummia di Osiride o del defunto, con le ali spiegate in gesto di protezione.[3]
Nel trattato di Plutarco, Nefti è anche coinvolta in una variante narrativa nella quale Osiride, tratto in inganno, si unisce a lei; da questa relazione sarebbe nato Anubi, poi allevato da Iside.[33] La tradizione non era uniforme: in altri contesti Anubi poteva essere collegato a Nefti e Seth oppure a Iside, mostrando la varietà delle genealogie divine egizie e delle loro rielaborazioni tarde.[3]
Nefti mantenne comunque un carattere fortemente funerario, legato al lutto, alla protezione del corpo e alla presenza accanto a Osiride nell'oltretomba.[3]
Horus e Seth
[modifica | modifica wikitesto]
Horus era figlio di Osiride e Iside e rappresentava l'erede legittimo del padre ucciso.[35] Il conflitto tra Horus e Seth, narrato in varie forme nei testi egizi, riguarda la successione alla regalità e la restaurazione dell'ordine dopo la morte di Osiride.[3] Nella concezione regale egizia, il faraone vivente era associato a Horus, mentre il sovrano defunto era assimilato a Osiride.[3]
Seth appare nel mito come fratello e assassino di Osiride, antagonista di Horus e figura del disordine che deve essere contenuto o sconfitto perché la regalità legittima possa essere ristabilita.[3] In alcune tradizioni egizie, tuttavia, Seth mantiene anche funzioni positive o necessarie, soprattutto come forza combattiva al servizio del dio solare; la sua immagine non si riduce quindi al solo ruolo di assassino di Osiride.[36]
- Statua lignea raffigurante Seth, Nuovo Regno, 1539-1077 a.C., Museo Egizio di Torino (Suppl. 1249).[37]
Diffusione nel mondo greco-romano
[modifica | modifica wikitesto]
Alcuni Greci insediati in Egitto adottarono il culto di Osiride nella forma locale di Osiride-Api, legata al toro sacro morto e mummificato.[7] In età tolemaica, il culto di Osiride-Api contribuì alla formazione di Serapide, divinità greco-egizia venerata soprattutto ad Alessandria e nel mondo ellenistico-romano.[7] La figura di Serapide riunì aspetti di Osiride e Api, inserendoli in un contesto religioso più adatto alla cultura greco-romana.[7]
Dopo la conquista romana dell'Egitto, Osiride, Iside e Serapide continuarono a essere venerati in diverse parti dell'Impero romano.[7][31] Il culto isiaco-osiriaco si mantenne fra adesioni, restrizioni e trasformazioni fino alla tarda antichità, quando la progressiva cristianizzazione dell'impero portò alla chiusura o trasformazione dei principali santuari tradizionali.[8]
Il caso di File è particolarmente importante perché l'isola fu uno degli ultimi grandi luoghi di culto egizio tradizionale.[8] Secondo la testimonianza di Procopio, Giustiniano ordinò la chiusura dei templi nel VI secolo; gli studi moderni sottolineano tuttavia che la fine dei culti egizi a File fu parte di un processo religioso e politico più complesso, non riducibile a un singolo atto amministrativo.[8]
- Statuetta di Iside-Afrodite, Epoca Ellenistica-Epoca Romana, 332 a.C.-395 d.C., Museo Egizio di Torino (Cat. 7217/01).[41]
- Stele bifronte con Serapide, Iside e Arpocrate, Epoca Romana, 1-200 d.C., Museo Egizio di Torino (Cat. 7148).[42]
- Amuleto raffigurante Serapide, Epoca Ellenistica-Epoca Romana, 332 a.C.-395 d.C., Museo Egizio di Torino (Cat. 7163).[43]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 3 4 (EN) Statue, su britishmuseum.org, British Museum. URL consultato il 7 maggio 2026.
- 1 2 3 4 Mathieu, 2010, pp. 77-80
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 Smith, 2014, pp. 87-90
- ↑ Plutarco, 1936, pp. 41-53
- 1 2 Plutarco, 1936, pp. 53-55
- 1 2 3 4 5 Wegner, 2006, pp. 8-10
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Smith, 2014, pp. 93-95
- 1 2 3 4 (EN) Terry G. Wilfong, Philae and the End of Ancient Egyptian Religion, su bmcr.brynmawr.edu, Bryn Mawr Classical Review, 2009. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Stele dedicata a Osiride da Shepenupet, figlia di Osorkon, primo sacerdote di Amon, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Libro dei Morti di Taysnakht, figlia di Taymes, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- 1 2 3 Lenzo, 2022
- ↑ Statuetta mummiforme dello scriba del tesoro Samut con Cap. 72 del Libro dei Morti, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ (EN) Figure, su britishmuseum.org, British Museum. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Statuetta raffigurante il dio Osiride, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Gruppo di statuette di Iside, Osiride, Maat e falco, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Libro dei Morti di Kha, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Smith, 2014, pp. 90-93
- ↑ Smith, 2014, p. 93
- 1 2 (EN) Book of the Dead for the Chantress of Amun, Nauny, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Letto di Osiride, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- 1 2 3 4 Plutarco, 1936, pp. 41-43
- ↑ Stele del visir Paser in offerta a Osiride, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Papiro mitologico di Meshareduisekeb, cantatrice di Amon, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Mathieu, 2010, pp. 80-86
- ↑ Stele dedicata da Hor, figlio di Uakamontu, a Iside, Nefti, Ra-Horakhty e Osiride, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Plutarco, 1936, pp. 37-55
- ↑ Plutarco, 1936, pp. 37-39
- 1 2 Plutarco, 1936, pp. 37-41
- 1 2 3 Plutarco, 1936, pp. 49-53
- ↑ Statuetta di Iside che allatta Horus bambino, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- 1 2 3 (EN) Colette Hemingway, Eastern Religions in the Roman World, su metmuseum.org, Metropolitan Museum of Art, 2007. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Amuleto raffigurante Iside, Horus e Nefti, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Plutarco, 1936, pp. 43-45
- ↑ Stele magica: Horus sui coccodrilli, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Plutarco, 1936, pp. 49-55
- ↑ Mathieu, 2016
- ↑ Statua raffigurante il dio Seth, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Stele dedicata da Hy ad Amon-Ra, Tueret e Seth, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Statuetta di Horus nell'atto di versare una libagione, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Busto di Serapide in terracotta, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Statuetta di Iside-Afrodite, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Stele bifronte con Serapide, Iside e Arpocrate, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
- ↑ Amuleto raffigurante il dio Serapide, su collezioni.museoegizio.it, Museo Egizio. URL consultato il 7 maggio 2026.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Giuseppina Lenzo, A List with the Forms of Osiris and the Names of Royal Ancestors (P. Turin Cat. 1877), in Rivista del Museo Egizio, vol. 6, 2022, DOI:10.29353/rime.2022.4085.
- (FR) Bernard Mathieu, Mais qui est donc Osiris? Ou la politique sous le linceul de la religion (PDF), in ENiM, vol. 3, 2010, pp. 77-107.
- (FR) Bernard Mathieu, Du conflit archaïque au mythe osirien, in Droit et cultures, vol. 72, 2016.
- (EN) Plutarco, Moralia, a cura di Frank Cole Babbitt, vol. 5, Cambridge, Massachusetts, Harvard University Press, 1936, pp. 3-191.
- (EN) Mark Smith, Osiris and the Deceased in Ancient Egypt: Perspectives from Four Millennia, in Annuaire de l'École pratique des hautes études, Section des sciences religieuses, vol. 121, 2014, pp. 87-102, DOI:10.4000/asr.1224.
- (EN) Josef Wegner, Abydos and the Cult of Osiris (PDF), in Expedition Magazine, vol. 48, n. 2, 2006, pp. 8-10.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikiquote contiene citazioni di o su Osiride
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Osiride
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Osiride, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
- (EN) Osiris, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Osiride, in Cyclopædia of Biblical, Theological, and Ecclesiastical Literature, Harper.
- (EN) Osiride, su Comic Vine, Fandom.
- (EN) Mark Smith, Osiris and the Deceased in Ancient Egypt: Perspectives from Four Millennia, su journals.openedition.org, OpenEdition Journals. URL consultato il 7 maggio 2026.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 61789844 · LCCN (EN) no2014052767 · GND (DE) 118747770 · J9U (EN, HE) 987007428525605171 |
|---|