Manifesto (programma)
Un manifesto è una dichiarazione pubblica (in genere espressa in forma di opera letteraria o lettera aperta o testo programmatico) che definisce ed espone i principi e gli obiettivi di un movimento o di una corrente politica, religiosa, artistica o sociale e di coloro che decidono di aderirvi.
Manifesto politico
[modifica | modifica wikitesto]Un manifesto può anche contenere un insieme di idee politiche teoriche o elencare i principi generali di un'ideologia: esempi sono il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels e l'Appello ai liberi e forti del Partito Popolare Italiano.
Se al contrario un manifesto contiene un insieme di idee politiche di attuazione prettamente pratica o è orientato a un'elezione elettorale specifica (contenendo un insieme di promesse elettorali), allora si parla di programma politico o elettorale: esempi sono il Contratto con gli italiani o il Programma di San Sepolcro.
Manifesto religioso
[modifica | modifica wikitesto]Antichità: testi sacri come manifesti fondativi
[modifica | modifica wikitesto]
Nelle civiltà antiche, ciò che oggi si chiamerebbe “manifesto” non era separato dal testo sacro o dalla legge divina[1][2]:
- Mesopotamia: il Codice di Hammurabi (XVIII sec. a.C.) è anche un manifesto religioso-politico: il re dichiara di governare per mandato divino e stabilisce l’ordine morale del mondo.
- Egitto: inni e iscrizioni templari proclamano la Maat (ordine cosmico) come principio centrale.
- India: testi come le Upaniṣad o la Bhagavadgītā espongono visioni spirituali che funzionano come manifesti filosofico-religiosi.
- Ebraismo: la torah e i Dieci comandamenti (o decalogo) sono una dichiarazione pubblica di alleanza, legge e identità del popolo.
Età classica: proclamazioni etiche e universali
[modifica | modifica wikitesto]Con l’età assiale (circa 800–200 a.C.) emergono testi più riflessivi e universali[3][4]:
- Buddha: i Sermoni e le quattro nobili verità sono un vero manifesto di liberazione dalla sofferenza.
- Confucio: i Dialoghi propongono un manifesto etico-sociale basato sull’armonia.
- Grecia: pur non essendo “religiosi” in senso stretto, testi orfici e filosofici riformulano il rapporto tra uomo, divino e cosmo.
Cristianesimo e Islam: manifesti di rottura e missione
[modifica | modifica wikitesto]Cristianesimo
[modifica | modifica wikitesto]- Il discorso della montagna (presente nei Vangeli). Per alcuni pensatori, come Lev Tolstoj e Martin Luther King, questo discorso contiene i principali valori della fede cristiana[5][6].
- Le lettere di Paolo sono lettere aperte, con obiettivi dottrinali e comunitari.
Islam
[modifica | modifica wikitesto]- Il Corano nasce come proclamazione pubblica e orale: un manifesto di monoteismo.
- Anche la Costituzione di Medina (VII sec.) è un manifesto religioso-politico.
Medioevo: manifesti come riforma e polemica
[modifica | modifica wikitesto]Nel Medioevo i manifesti religiosi diventano spesso strumenti di riforma interna:
- Regole monastiche (es. Regola benedettina): manifesto di vita comunitaria.
- Trattati teologici: chiariscono l’ortodossia.
- Predicazioni e sermoni pubblici: mobilitano masse (crociate, movimenti pauperistici)[7].
Età moderna: il manifesto religioso “moderno”
[modifica | modifica wikitesto]
Nasce il manifesto nel senso più vicino a quello attuale.
- 95 tesi di Lutero. Una lettera pubblica affissa e diffusa: è probabilmente il primo manifesto religioso moderno. Definisce principi, obiettivi e rottura con l’autorità precedente.
- Riforma e Controriforma producono centinaia di manifesti, confessioni di fede, catechismi.
La stampa rende il manifesto virale.
Età contemporanea: manifesti identitari e spirituali
[modifica | modifica wikitesto]Dal XIX secolo in poi:
- Manifesti di nuovi movimenti religiosi (Bahá'í, Scientology, New Thought).
- Manifesti teologici (es. teologia della liberazione).
- Lettere e dichiarazioni interreligiose (pace, diritti umani, ambiente).
- Testi laici-spirituali (es. movimenti New Age). Non si presentano in genere come verità assolute imposte, ma come proposte di senso. Invece di elencare ciò che bisognerebbe credere, questi manifesti parlano di percorsi interiori, pratiche di vita, trasformazioni personali. La fede viene raccontata come cammino, non come sistema chiuso. Per questo spesso il linguaggio è narrativo, poetico o testimoniale, più che normativo. Generalmente non sono esclusivi, ossia non chiedono necessariamente di abbandonare tutto il resto per aderire[8][9].
XXI secolo
[modifica | modifica wikitesto]Manifesti religiosi circolano come documenti pubblici, siti web, video, post e spesso sono ibridi tra religione, politica, ecologia e identità. Puntano generalmente più a convincere che a imporre regole[10][11].
Manifesto artistico
[modifica | modifica wikitesto]Prima del XX secolo il manifesto era quasi esclusivamente utilizzato con scopi politici. Gli artisti adottarono questa forma per impiegare l’arte come uno strumento politico o culturale, con due obiettivi principali: definire e criticare un paradigma nell’arte o nella cultura contemporanea e definire un insieme di valori estetici che contrastino quel paradigma[13][14].
Molti manifesti aspirano ad essere a loro volta opere d’arte, e alcuni possono essere apprezzati non solo come testi scritti ma anche dal design visivo[13][14].
XIX secolo
[modifica | modifica wikitesto]Nel 1855 Gustave Courbet scrisse un manifesto realista per l’introduzione al catalogo di una sua mostra personale indipendente, in cui affermava il suo obiettivo di “tradurre i costumi, le idee e l’aspetto della mia epoca secondo la mia stima personale”[15].
Inizio del XX secolo (1909–1945)
[modifica | modifica wikitesto]
Il manifesto è stato uno strumento molto utilizzato dalla avanguardie artistiche. Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblica sul quotidiano francese Le Figaro il manifesto di fondazione del futurismo. Del 1917 è il manifesto dell'avanguardia russa ad opera di El Lissitskij.
In questo periodo nacquero molti altri manifesti fondamentali che influenzarono la storia dell’arte moderna:
- Manifesto cubista – Du «Cubisme» è un libro-manifesto scritto da Albert Gleizes e Jean Metzinger nel 1912. Questo fu il primo testo importante sul cubismo, precedente a Les Peintres Cubistes di Guillaume Apollinaire (1913)[16].
- L'arte dei rumori (1913) – di Luigi Russolo
- Manifesto vorticista (1914) – di Wyndham Lewis pubblicato sulla rivista Blast
- Manifesto suprematista (1915) di Kazimir S. Malevič[17]
- Manifesti Dada (il primo del 1918 scritto da Tristan Tzara) – In totale, tra 100 e 150 manifesti Dada furono pubblicati dai dadaisti. Sette Manifesti Dada è un libro in cui Tristan Tzara raccolse sette manifesti Dada nel 1924, come indica il titolo[18].
- Manifesto De Stijl (1918) – di Theo van Doesburg[19]
- Realistic Manifesto (1920) – di Naum Gabo e Anton Pevsner, fondamento del Costruttivismo[20]
- Après le Cubisme (1920–1925) di Amédée Ozenfant e Le Corbusier[21]
- Manifesto surrealista (1924) di André Breton
- Art Concret (1930) di Theo van Doesbourg[22]
- Manifesto di Pittura Murale (1933) di Mario Sironi
- Verso un’arte rivoluzionaria libera (1938) – scritto da André Breton e Lev Trotsky come reazione contro l’arte ufficiale nell’Unione Sovietica[14]
Dopoguerra (1946–1959)
[modifica | modifica wikitesto]Dopo la seconda guerra mondiale emersero numerosi manifesti post-bellici:
- Manifesto Blanco (1946) di Lucio Fontana[23]
- Manifesto CO.BR.A. (1948) di Christian Dotremont[24]
- Refus global (1948) – manifesto anti-establishment dei Les Automatistes di Montreal
- Manifesto Eaismo (1948) di Voltolino Fontani
- Sculptors’ First Manifesto (1949) di René Iché[25]
- Manifesto Mistico (1951) di Salvador Dalí[26]
- Manifesto Pittura nucleare (1951) di Enrico Baj
- Un Art Autre (1952) di Michel Tapié[27]
- Gutai Manifesto (1956) – di Jiro Yoshihara[28]
- Auto-Destructive Art Manifesto (1959) di Gustav Metzger[29]
- Neo-Concrete Manifesto (1959) di Ferreira Gullar[30]
- Manifesto della Pittura Industriale: Per un'arte applicata unitaria (1959) di Giuseppe Gallizio[31]
Controcultura e anni ’60–’70
[modifica | modifica wikitesto]Negli anni ’60 e ’70, i manifesti riflettevano la crescita della controcultura e nuovi movimenti artistici:
- Manifesto situazionista (1960) di Guy Debord[32]
- The Chelsea Hotel Manifesto (1961) di Yves Klein[33]
- I Am For An Art... Manifesto (1961) di Claes Oldenburg[34]
- Fluxus Manifesto (1963) di George Maciunas[35]
- SCUM Manifesto (1967) di Valerie Solanas
- Maintenance Art Manifesto (1969) di Mierle Laderman Ukeles[36]
- The Romantic Manifesto (1969) – raccolta di saggi di Ayn Rand[37]
- AfriCobra Manifesto (1970) di Jeff Donaldson[38]
- WAR Manifestos (anni ’70) di Nancy Spero[39]
- Women’s Art: A Manifesto (1972) di Valie Export[40]
- Collectif d’Art Sociologique manifesto (1974) di Fred Forest, Jean-Paul Thénote e Hervé Fischere, pubblicato sul quotidiano Le Monde[41]
- Body art Manifesto (1975) di François Pluchart[42]
- A Manifesto on Lyrical Conceptualism (1975) di Paul Hartal[43]
Manifesti punk e cyber (1976–1998)
[modifica | modifica wikitesto]Con l’arrivo del punk e dell’era digitale, si diffusero molti manifesti radicali e underground:
- Crude Art Manifesto (1978) di Charles Thomson[44]
- Smile Manifestos (1982) di Stewart Home
- Cheap Art Manifesto (1984) di Elka e Peter Schumann (Bread and Puppet Theater)[45]
- Manifesto cyborg (1985) di Donna Haraway
- What our art means (1986) di Gilbert e George[46]
- Post Porn Modernist Manifesto (c.1989) di Veronica Vera[47]
- A Cyberfeminist Manifesto for the 21st Century (1991) di VNS Matrix[48]
- The ____________ Manifesto (1996) di Michael Betancourt[49]
- New Ink Art manifesto (1996) di Alfred Freddy Krupa[50]
- Group Hangman (1997) di Billy Childish[51]
- E-Mail-Art & Internet art Manifesto (1997) di Guy Bleus[52]
- Extropic Art Manifesto (1997) di Natasha Vita-More[53]
Era di Internet (1999–oggi)
[modifica | modifica wikitesto]
Con la diffusione del web, nuovi manifesti artistici sono emersi globalmente:
- Manifesto di The Stuckists (1999) di Billy Childish e Charles Thomson[54]
- The Resurrection of Beauty: manifesto per il futuro dell’arte 2002–10 di Mark Miremont[55]
- The Remodernist Film Manifesto (2008) di Jesse Richards[56]
- The Metamodernist Manifesto (2011) di Luke Turner[57]
- Manifesto: Association of Musical Marxists (2011) di Andy Wilson e Ben Watson[58]
- The Excessivism Manifesto (2014) di Kaloust Guedel[59]
- New Manifesto of Arts/Empathism (2019–2020) di Menotti Lerro e Antonello Pelliccia[60]
- Against Interaction Design (2022) di Tim Murray-Browne[61]
Manifesti sociali e civili
[modifica | modifica wikitesto]Un manifesto sociale o civile è[62][63]:
- un documento pubblico con obiettivi chiari e dichiarati
- una critica di uno stato di cose ingiusto o disfunzionale
- una proposta di azione o trasformazione
- spesso firmato da gruppi, reti, movimenti o coalizioni
Esempi
[modifica | modifica wikitesto]Manifesto femminista e per i diritti delle donne
[modifica | modifica wikitesto]Sono documenti che chiedono uguaglianza di genere, rispetto, combattimento delle discriminazioni e delle violenze.
- The Woman-Identified Woman: manifesto del movimento femminista radicale del 1970 che ridefinisce la donna come soggetto politico oltre che identitario[64][65].
- Manifesto femminista e transfemminista: considera la violenza di genere una questione pubblica ed è una denuncia strutturale della violenza maschile contro le donne e richiama a un cambiamento sociale profondo[66][67].
Manifesto per i diritti delle donne africane
[modifica | modifica wikitesto]Il Women’s Manifesto for Ghana è un documento di attiviste ghanesi che individua temi come uguaglianza politica, empowerment economico, accesso ai servizi sanitari e uguaglianza legale, con l’obiettivo di influenzare leggi e politiche[68][69][70].
Manifesti globali e sociali contemporanei
[modifica | modifica wikitesto]Esistono anche manifesti che cercano di affrontare tematiche globali come giustizia economica, ambiente, diritti umani e democrazia.
- Manifesto di Porto Alegre (2005) propone 12 punti per un’altra visione del mondo su economia, giustizia, democrazia e ambiente, invitando movimenti di tutto il mondo a confrontarsi sulle proposte[71].
- Dichiarazioni e manifesti legati alla Social Quality affrontano sviluppo urbano sostenibile, diritti sociali, equità, qualità della vita e sistemi sociali ecologici[67].
Manifesti letterari
[modifica | modifica wikitesto]I manifesti letterari nascono, di solito, in periodi di cambiamento culturale o di crisi. Un manifesto letterario può[62][63][72]:
- criticare la letteratura dominante;
- proporre nuove tecniche linguistiche o poetiche;
- definire l’identità di un movimento letterario emergente;
- spingere per una profonda trasformazione estetica o culturale.
Esempi
[modifica | modifica wikitesto]I manifesti legati alla letteratura sono spesso sovrapposti con movimenti artistici:
- Manifesto simbolista (1886). Pubblicato da Jean Moréas in Francia su Le Figaro, è considerato spesso il primo manifesto letterario moderno. Definisce il simbolismo come corrente poetica in opposizione al naturalismo e all’oggettività della tradizione precedente[73].
- Manifesto futurista della letteratura (1912). I futuristi, guidati da Filippo Tommaso Marinetti, non si limitarono all’arte visiva, ma pubblicarono anche manifesti di letteratura futurista, proponendo l’abolizione della sintassi tradizionale, nuove forme verbali e parole in libertà per esprimere la modernità[74].
- “Personism: A Manifesto” (1961) di Frank O’Hara. È un manifesto poetico che ridefinisce il rapporto tra poeta, poesia e lettore, promuovendo una poesia immediata, diretta e personale[75].
- “Feminist Manifesto” (1914) di Mina Loy. È un esempio di manifesto che attraversa letteratura e attivismo. Loy, poetessa modernista, criticò ruoli tradizionali e propose una visione radicale della liberazione femminile attraverso la scrittura e l’attività culturale[76].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Ramesh Chandra Pradhan The Philosophy of the Bhagavad Gita (PDF), su content.e-bookshelf.de.
- ↑ La rivelazione divina (PDF), su art.torvergata.it.
- ↑ The Analects as the embodiment of Confucian ideas, su britannica.com.
- ↑ The Analects of Confucius | Summary, Analysis & Quotes, su study.com.
- ↑ 1892 - Il regno di Dio è in voi, Marco Valerio Editore, Torino, 2001 (ISBN 88-88132-34-1)
- ↑ Paolo Scita, Martin Luther King, su www.geocities.com. URL consultato il 10 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 18 febbraio 2008).
- ↑ Medieval Sermons Research Papers - Academia.edu, su www.academia.edu. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ The New Age Movement (PDF), su cs.cornell.edu.
- ↑ New Age Spirituality: Origins, Beliefs, Practices, Symbols, and Biblical Discernment, su researchgate.net.
- ↑ Digital Religion: Understanding Religious Practice in New Media Worlds, su researchgate.net.
- ↑ Evy Beijen, Pien Pieterse e Yusuf Çelik, Detecting Religious Language in Climate Discourse, 27 ottobre 2025, DOI:10.48550/arXiv.2510.23395. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Martin Hoyem, I don't have to show you any stinking manifesto …, su otherthingsingeneral.com. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- 1 2 (EN) Manifesto - Routledge Encyclopedia of Modernism, su www.rem.routledge.com. URL consultato il 10 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2024).
- 1 2 3 Mākslas manifests, su lv.hisour.com.
- ↑ 'Manifesto' | Definition on FreeArtDictionary.com, su www.freeartdictionary.com. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Cosa ha significato la Section d’Or per il Cubismo e l'Arte Astratta in generale, su Ideelart. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Suprematismo. Storia e stile del movimento d'avanguardia russo, su www.finestresullarte.info. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Manifesto Dada: Sette Manifesti del Movimento Dadaista (1918), su studocu.com.
- ↑ (EN) Theo van Doesburg: Manifest I of The Style, 1918. a.k.a. De Stijl Manifesto, su design manifestos .org, 2 maggio 2020. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ "The Realistic Manifesto." In Art in Theory, 1900-2000, edited by Charles Harrison and Paul Wood, 299. Malden: Blackwell, 2003.
- ↑ Après le cubisme - Ozenfant, Amédée; Le Corbusier: 9782909893198 - AbeBooks, su www.abebooks.it. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Concrete Art Manifesto (PDF), su monoskop.org.
- ↑ Spazialismo: il Manifesto Blanco di Lucio Fontana, su Pirelli HangarBicocca. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ CoBrA, l'avventura collettiva radicale | Barnebys Magazine, su Barnebys.it, 29 ottobre 2020. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Fedele Marco Pascuzzi, Spatialism: Lucio Fontana, manifestos and works of the spatial movement, su Lucio Fontana. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, Mystical Manifesto (1951) - Salvador Dalí, su 391.org, 15 aprile 1951. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Un'arte altra — Rivista IBC - Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna, su rivista.ibc.regione.emilia-romagna.it. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, The Gutai Manifesto (1956) - Jirô Yoshihara, su 391.org, 1º ottobre 1956. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Gustav Metzger: Auto-destructive Art Manifesto, su design manifestos .org, 25 aprile 2020. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, Neo-Concrete Manifesto (1959) - Ferreira Gullar, su 391.org, 22 marzo 1959. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Giuseppe Pinot-Gallizio, Manifesto of Industrial Painting: For a unitary applied art, su notbored.org. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Situationist International Online, su www.cddc.vt.edu. URL consultato il 10 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 10 gennaio 2013).
- ↑ Yves Klein: Stabilito che... (Manifesto del Chelsea Hotel), su Nouveau Réalisme. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, l Am for an Art (1961) - Claes Oldenburg, su 391.org, 1º gennaio 1961. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) FONDAZIONE BONOTTO - Maciunas, George - Fluxus Manifestos, su www.fondazionebonotto.org. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ ADMINROOT, Maintenance (as) Art. La cura come pratica di r(i)esistenza ecosistemica. di Deborah Maggiolo, su roots§routes, 10 maggio 2023. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) The Romantic Manifesto, su Goodreads. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) AfriCOBRA Manifestos by Jeff Donaldson and Cherilyn C. Wright for project 23413 | Smithsonian Digital Volunteers, su transcription.si.edu. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ THE BROOKLYN RAIL - ART, su www.thebrooklynrail.org. URL consultato il 10 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2005).
- ↑ (EN) babel, Women's Art: A Manifesto (1972) - Valie Export, su 391.org, 1º marzo 1972. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (FR) Les Manifestes de l'art sociologique | Action Fred Forest en 1974, su Archives Fred Forest | SITE OFFICIEL. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) BODY ART, su Hatje Cantz, 12 febbraio 2010. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Paul Hartal, su art-history.concordia.ca. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, Crude Art Manifesto (1978) - Charles Thomson, su 391.org, 1º gennaio 1978. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, Why Cheap Art? Manifesto (1984) - Bread And Puppet Theater, su 391.org, 1º gennaio 1984. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Gilbert and George: What Our Art Means, su design manifestos .org, 3 maggio 2020. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Vera, Veronica (1989) : The Post Porn Modernist Manifesto, su it.scribd.com. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) A Cyberfeminist Manifesto for the 21st Century ⁄ VNS Matrix, su VNS Matrix, 16 gennaio 2018. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Michael Betancourt: _ Manifesto, su design manifestos .org, 2 maggio 2020. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Alfred Freddy Krupa - Monoskop, su monoskop.org. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ ELLA GURU, STUCKISM ART, su www.stuckism.com. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Re: The E-mail-Art and Internet-Art Manifesto, December 1997 | SAIC Digital Collections, su digitalcollections.saic.edu. URL consultato il 10 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2025).
- ↑ (EN) babel, The Extropic Art Manifesto (1997) - Natasha Vita-More, su 391.org, 1º gennaio 1997. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Ella Guru, The Stuckists manifesto, su www.stuckism.com. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Mark Miremont's THE RESURRECTION OF BEAUTY - a manifesto for 21st century art, su Are.na. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) babel, Remodernist Film Manifesto (2008) - Jesse Richards, su 391.org, 27 agosto 2008. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Luke Turner, The Metamodernist Manifesto (2011), su The Metamodernist Manifesto (2011). URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Tony Herrington, Revolutionary designs: the visual aesthetics of Zero and Unkant - The Wire, su The Wire Magazine - Adventures In Modern Music. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Downtown News, Excessivism Manifesto, September 28, 2015, pag. 10
- ↑ Empathism: “New Manifesto of Arts” by Menotti Lerro and Antonello Pelliccia, 2019, su New Media European Press, 24 marzo 2025. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) Volume 58 Issue 3 | Leonardo | MIT Press, su direct.mit.edu. URL consultato il 10 febbraio 2026 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2025).
- 1 2 Manifesto, su britannica.com.
- 1 2 (EN) Lily Cichanowicz, What is a Manifesto? | Definition, Examples & Analysis, su Perlego Knowledge Base. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Faderman, Lillian (2015). The Gay Revolution: The Story of the Struggle. Simon & Schuster.
- ↑ Weiss, Penny (2018). Feminist Manifestos : A Global Documentary Reader (1 ed.). New York University Press. pp. 221–222. ISBN 9781479805419.
- ↑ La violenza di genere è una questione pubblica e collettiva. Un Manifesto, dieci punti – Liberamente Donna, su liberamentedonna.it, 12 dicembre 2025. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- 1 2 (EN) Social Quality Declarations and Manifestos – International Association on Social Quality, su socialquality.org. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (DE) The women's manifesto for Ghana, 2004. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ GHANA: Women’s Manifesto for Ghana Marks 10th Anniversary, su www.mewc.org. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) When will the Affirmative Action Bill become Law? …Asks G.D. Zaney, Esq. | GhHeadlines Total News Total Information, su news.ghheadlines.com, 7 gennaio 2024. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) The Ghanaian Women’s Manifesto Movement – Participedia, su participedia.net, 1º gennaio 2000. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ Manifesto, su rem.routledge.com.
- ↑ Lucie-Smith, Edward. (1972) Symbolist Art. London: Thames & Hudson, p. 54. ISBN 0500201250
- ↑ Supplemento al Manifesto tecnico della Letteratura futurista. da MARINETTI FILIPPO TOMMASO: (1912) | LIBRERIA ANTIQUARIA SACCHI SAS, su www.abebooks.it. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ luigiasorrentino, Frank O'Hara, su Poesia, 15 agosto 2014. URL consultato il 10 febbraio 2026.
- ↑ (EN) vivianafiorentino, Ripensarsi e re-immaginarsi in modo totale: lo sguardo dal margine di Mina Loy, poeta, scrittrice, artista e designer inglese., su Le Ortique, 14 febbraio 2021. URL consultato il 10 febbraio 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
[modifica | modifica wikitesto]
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su manifesto
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) André Munro, manifesto, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Opere riguardanti Manifesto, su Open Library, Internet Archive.
| Controllo di autorità | GND (DE) 4205648-2 |
|---|