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Alaska

Coordinate: 58°26′40″N 134°13′47″W
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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Alaska (disambigua).
Alaska
stato federato
(EN) State of Alaska
(ALE) Alax̂sxax̂
Alaska – Veduta
Alaska – Veduta
Anchorage vista da Earthquake Park
Localizzazione
StatoStati Uniti (bandiera) Stati Uniti
Amministrazione
CapoluogoJuneau
GovernatoreMike Dunleavy (R) dal 2018
Lingue ufficialiinglese, inupiaq, yupik siberiano centrale, yupik dell'Alaska centrale, alutiiq, unangan, dena’ina, deg hit’an, holikachuk, koyukon, kolchan, gwich'in, tanana, alto tanana, tanacross, hän, ahtna, eyak, tlingit, haida, tsimshian
Data di istituzione3 gennaio 1959
Territorio
Coordinate
del capoluogo
58°26′40″N 134°13′47″W
Altitudine580 m s.l.m.
Superficie1 717 854 km²
Abitanti737 270[1] (2025)
Densità0,43 ab./km²
Contee16 borough e 11 aree censuarie
Comuni150 comuni
Stati federati confinanti  Columbia Britannica (Canada (bandiera) Canada),
  Yukon (Canada (bandiera) Canada)
Altre informazioni
Fuso orarioUTC-9, -10
ISO 3166-2US-AK
Nome abitanti(IT) alascani/alaskani/aleutini[2]
(EN) alaskan
Rappresentanza parlamentare1 Rappresentante: Nick Begich III (R)
2 Senatori: Lisa Murkowski (R), Dan Sullivan (R)
Soprannome(EN) The Last Frontier («L'ultima frontiera»)
Motto(EN) North to the Future
(«Nord verso il futuro»)
Cartografia
Alaska – Localizzazione
Alaska – Localizzazione
Alaska – Mappa
Alaska – Mappa
Sito istituzionale

L'Alaska (pron. /aˈlaska/[3]; in inglese ascolta, /əˈlæskə/), italianizzata in Alasca[4][5] (in aleut Alax̂sxax̂; in inupiaq Alaaskaq; in alutiiq Alas'kaaq; in tlingit Anáaski; in russo Аляска?, Aljaska), la cui sigla è AK, è uno stato federato degli Stati Uniti d'America. Situato nella estremità nordoccidentale del continente americano, fa parte degli Stati Uniti occidentali ed è un'exclave degli Stati Uniti d'America: è separata da qualsiasi altro stato degli Stati Uniti d'America. Confina a est con il Canada, in particolare con il Territorio dello Yukon e con la Columbia Britannica, ed è bagnato a nord dal Mar Glaciale Artico e a sud dall'oceano Pacifico; a ovest lo stretto di Bering lo separa dalla Čukotka, nella regione storica della Siberia, in Russia.

Con 1717854 km² di area, è lo stato più esteso degli Stati Uniti d'America, ma è scarsamente popolato: nel 2024 la popolazione dello Stato era di 740 133 abitanti[1]; il dato lo rende il 48º tra gli Stati federati per popolazione. Circa la metà degli abitanti vive nell'area metropolitana di Anchorage, centro principale dello Stato. L'economia dell'Alaska è dominata dalle riserve di petrolio, gas naturale e dall'industria della pesca, risorse di cui dispone in abbondanza. Anche il turismo occupa una parte significativa dell'economia.

Anche se era stato occupato per migliaia di anni dalle popolazioni indigene, la regione funse da punto di ingresso dei primi coloni delle Americhe attraverso il ponte di terra dello stretto di Bering. L'Impero russo fu il primo a colonizzare attivamente l'area a partire dal XVIII secolo. Gli Stati Uniti d'America acquistarono l'Alaska dalla Russia il 30 marzo 1867 per 7,2 milioni di dollari (151 milioni di dollari al netto dell'inflazione nel 2022), a circa due centesimi per acro (4,74 $/km²). L'area ha attraversato diversi cambiamenti amministrativi prima di essere considerata come un territorio organizzato l'11 maggio 1912. È stato ammesso come 49º stato degli Stati Uniti d'America il 3 gennaio 1959.

Origini del nome

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Il toponimo Alaska è derivato dalla parola alaxsxaq che ha come significato «grande paese» o «terraferma» (più letteralmente: l'oggetto contro cui si dirige l'azione del mare) nella lingua degli Aleutini o Unangan (come essi si chiamavano nella propria lingua)[6].

Il soprannome dell'Alaska è The Last Frontier (usato anche nelle targhe automobilistiche), e il mammifero scelto come simbolo dello Stato è l'alce.

Epoca pre-coloniale

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Diversi popoli indigeni occuparono l'Alaska per migliaia di anni prima dell'arrivo dei popoli europei nell'area. Studi linguistici e del DNA hanno fornito prove di insediamento nell'America settentrionale attraverso il ponte di terra dello stretto di Bering.[7][8] Nel sito Upward Sun River nella valle di Tanana in Alaska furono ritrovati i resti di una bambina di sei settimane; il DNA della bambina ha rivelato che essa apparteneva a una popolazione geneticamente distinta dagli altri gruppi di nativi presenti altrove nel Nuovo Mondo alla fine del Pleistocene. Ben Potter, l'archeologo dell'Università dell'Alaska - Fairbanks che nel 2013 ha portato alla luce i resti nel sito di Upward Sun River, ha denominato questo nuovo gruppo "antichi beringiani".[9]

Il popolo Tlingit sviluppò una società basata su un sistema di parentela matrilineare per la discendenza e la trasmissione della proprietà nell'attuale Alaska sud-orientale, nonché in alcune aree della Columbia Britannica e dello Yukon. Sempre nella regione sud-orientale vivevano gli Haida, oggi rinomati per le loro forme d'arte uniche. Il popolo Tsimshian giunse in Alaska dalla Columbia Britannica nel 1887, quando il presidente Grover Cleveland, e poi il Congresso degli Stati Uniti, diedero loro il permesso di insediarsi sull'Annette Island, dove fondarono la città di Metlakatla. Tutti e tre questi popoli, oltre ad altri popoli indigeni della costa pacifica nord-occidentale, furono soggetti a epidemie di vaiolo dal tardo XVIII secolo fino alla metà del XIX secolo, con le epidemie più devastanti negli anni 1830 e 1860, che causarono moltissime vittime e sconvolgimento sociale.[10]

Colonizzazione

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L'insediamento russo di St. Paul's Harbor, presso l'attuale Kodiak town, sull'isola Kodiak, 1814
Minatori e cercatori d'oro sul Chilkoot Trail durante la corsa all'oro del Klondike del 1898.

Alcuni ricercatori ritengono che il primo insediamento russo in Alaska sia stato fondato nel XVII secolo.[11] Secondo questa ipotesi, nel 1648 diverse imbarcazioni di tipo Koč della spedizione di Semën Dežnëv approdarono in Alaska a causa di una tempesta e fondarono questo insediamento. Tale ipotesi si basa sulla testimonianza del geografo ciukcio Nikolaj Daurkin, il quale aveva visitato l'Alaska nel 1764-1765 e riferito dell'esistenza di un villaggio sul fiume Kheuveren, popolato da "uomini barbuti" che "pregavano davanti alle icone". Alcuni studiosi moderni identificano il Kheuveren con il fiume Koyuk.[12]

Si ritiene generalmente che la prima imbarcazione europea a raggiungere l'Alaska sia stata la *St. Gabriel*, al comando del rilevatore Michail Gvozdev e dell'assistente navigatore Ivan Fyodorov, il 21 agosto 1732, nel corso di una spedizione guidata dal cosacco siberiano A. F. Shestakov e dall'esploratore russo Dmitry Pavlutsky (1729–1735).[13] Un altro contatto europeo con l'Alaska avvenne nel 1741, quando Vitus Bering guidò una spedizione per la Marina russa a bordo della St. Peter. Dopo che l'equipaggio fece ritorno in Russia con pelli di lontra marina, considerate le più pregiate al mondo, piccoli gruppi di commercianti di pellicce iniziarono a salpare dalle coste della Siberia alla volta delle isole Aleutine. Il primo insediamento europeo permanente fu fondato nel 1784.

Tra il 1774 e il 1800, la Spagna inviò diverse spedizioni in Alaska per ribadire le proprie rivendicazioni sul Pacifico nord-occidentale, territorio considerato parte della Nuova Spagna e amministrato da Città del Messico. Nel 1789, presso la baia di Nootka furono costruiti un insediamento e un forte spagnoli. Tali spedizioni diedero il nome a località quali Valdez, la baia di Bucareli e Cordova. Successivamente, tra l'inizio e la metà del XIX secolo, la Compagnia russo-americana attuò un programma di colonizzazione più esteso. Sitka, situata sull'isola di Baranof, nell'Arcipelago Alessandro (nell'odierna Alaska sud-orientale) e rinominata "Nuovo Arcangelo" tra il 1804 e il 1867, divenne la capitale dell'America russa; mantenne tale ruolo anche dopo il passaggio della colonia agli Stati Uniti. I russi non colonizzarono mai completamente l'Alaska e la colonia non si rivelò mai particolarmente redditizia, in quanto l'attività principale allora era la caccia alle lontre, alle foche e ad altri animali da pelliccia; tuttavia, tracce della presenza russa sopravvivono ancora oggi in tutta l'Alaska sud-orientale, testimoniate dalla toponomastica e dalle chiese.[14] Nel 1799 fu fondata la Compagnia russo-americana, autorizzata dallo zar Paolo I a commerciare fino al 52º parallelo nord. La regione rimase emarginata dalla vita politica ed economica dell'Impero russo: la maggior parte dei pochi russi che si trasferivano in Alaska preferiva tornare in Russia dopo essersi arricchiti.

La colonizzazione russa dell'Alaska si scontrò con altri due colonialismi: quello britannico e soprattutto quello spagnolo. Inoltre i russi cercarono di estendere il loro dominio anche più a sud, con il tentativo di installare una colonia in California durante gli anni 1810: il progetto non ebbe esito positivo e innervosì notevolmente le cancellerie spagnole.

Il commercio con i nativi americani non era sempre pacifico, anzi molto spesso era basato sui ricatti degli europei nei confronti dei nativi, che rispondevano attaccando alcune piccole concessioni russe, con uno stato di guerra latente che si protraeva anche dopo la fine degli scontri. I nativi furono però definitivamente sconfitti verso la fine degli anni 1840. Agì come pacificatore dei conflitti l'attività dei missionari ortodossi, che riuscirono sia a convertire molti nativi, sia a convincere il governo locale russo a limitare le attività di saccheggio, ruberia e repressione armata nei confronti degli indigeni.

L'insediamento russo di St. Paul's Harbour (l'odierna città di Kodiak), 1814
Signing of the Alaska Treaty (1867)
Minatori con rifornimenti su un sentiero di montagna, nei pressi di Porcupine nel 1907

Nel 1867 William H. Seward, Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America con il presidente Andrew Johnson, negoziò l'acquisto dell'Alaska con i russi per 7,2 miliardi di dollari, (poco più di 4 $/km²), definito in senso dispregiativo "la follia di Seward".[15] Anche l'imperatore russo Alessandro II aveva pianificato la vendita.[16] L'acquisto fu perfezionato il 30 marzo 1867 e venne ratificato dal Senato degli Stati Uniti il 9 aprile 1867. Sei mesi più tardi, i commissari giunsero a Sitka e venne organizzato il trasferimento formale. La cerimonia di innalzamento della bandiera ebbe luogo a Fort Sitka il 18 ottobre 1867: 250 soldati statunitensi in uniforme marciarono verso la residenza del governatore a Castle Hill, dove le truppe russe ammainarono la bandiera russa e fu issata quella statunitense. Tale evento viene celebrato come "Alaska Day", una festività ufficiale che ricorre il 18 ottobre.

Inizialmente l'Alaska fu governata in modo informale dalle forze armate e, a partire dal 1884, fu amministrata come distretto, con un governatore nominato dal presidente degli Stati Uniti. A Sitka aveva sede un tribunale distrettuale federale. Per gran parte del primo decennio sotto la bandiera statunitense, Sitka fu l'unico insediamento abitato da coloni americani; essi organizzarono un "governo cittadino provvisorio", il primo governo municipale dell'Alaska, sebbene privo di riconoscimento legale.[17] La normativa che consentiva alle comunità dell'Alaska di costituirsi legalmente in municipalità fu introdotta nel 1900, mentre l'autonomia amministrativa per le città rimase estremamente limitata o inesistente fino all'ottenimento dello status di stato nel 1959.

Incorporazione territoriale negli Stati Uniti

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Nel 1898 in Alaska venne scoperto l'oro: questo fatto provocò una vera e propria invasione di cercatori d'oro in Alaska e nel vicino Yukon, tra cui anche lo scrittore Jack London, e di conseguenza anche la colonizzazione del territorio. Altro oro venne scoperto nel vicino Klondike, territorio canadese, e l'Alaska fu utilizzata come base di partenza per i cercatori; questo favorì la crescita delle prime città e delle prime strade nell'entroterra della regione sud-orientale, come collegamento verso lo Yukon. Dal 1879 al 1920 l'Alaska produsse cumulativamente oltre 460 milioni di dollari (equivalenti a oltre 7,4 miliardi di dollari del 2025) di produzione minerale.[18]

Divenuto territorio organizzato nel 1912; la capitale dell'Alaska, che era stata Sitka fino al 1906, fu spostata a nord a Juneau. Nello stesso anno iniziò l'edificazione della residenza del governatore, e ondate di immigranti da Norvegia e Svezia si insediarono nell'Alaska sud-orientale, impegnandosi nelle industrie della pesca e del legname.

Le truppe statunitensi affrontano neve e ghiaccio nella battaglia di Attu nel maggio 1943.

Durante la seconda guerra mondiale la campagna delle isole Aleutine si concentrò su Attu, Agattu e Kiska, che furono occupate dall'Impero giapponese.[19] Durante l'occupazione giapponese un civile americano e due membri della marina statunitense furono uccisi ad Attu e Kiska rispettivamente, e circa 50 civili aleutini ed otto marinai furono internati in Giappone; circa metà degli aleutini perì durante il periodo di internamento.[20] Unalaska/Dutch Harbor e Adak divennero basi importanti per l'esercito, le forze aeree la marina statunitensi. Il programma staunitense di affitti e prestiti coinvolse aeroplani da guerra americani che volavano attraverso il Canada a Fairbanks e poi a Nome. I piloti sovietici requisirono alcuni di questi aerei, trasportandoli via nave per combattere contro l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica. La costruzione di basi militari contribuì alla crescita della popolazione di alcune città alaskane.

Ammissione all'Unione

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Bob Bartlett e Ernest Gruening, i senatori dell'Alaska al momento dell'ammissione, sorreggono la bandiera statunitense a 49 stelle dopo l'ammissinoe dell'Alaska come il 49° stato.

L'ammissione all'Unione per l'Alaska fu una causa sostenuta da James Wickersham all'inizio del suo mandato da delegato congressuale.[21] Decenni dopo, il movimento per l'ammissione ottenne delle reali possibilità a seguito di un referendum nel Territorio nel 1946, e in seguito furono fondati l'Alaska Statehood Committee e la Alaska's Constitutional Convention. I sostenitori dell'ammissione dell'Alaska nell'Unione dovettero inoltre affrontare battaglie significative contro avversari politici, principalmente al Congresso degli Stati Uniti ma anche all'interno dell'Alaska stessa. L'ammissione fu approvata dal Congresso statunitense il 7 luglio 1958 e il presidente Eisenhower firmò l'Alaska Statehood Act; l'Alaska fu ufficialmente proclamata stato il 3 gennaio 1959.[22]

Terremoto del 1964

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Lo stesso argomento in dettaglio: Terremoto dell'Alaska del 1964.

Il 27 marzo 1964 il terremoto del Venerdì santo uccise 133 persone e distrusse diversi villaggi e grandi parti delle comunità costiere, in conseguenza degli tsunami e delle frane generate. Fu il quarto terremoto più forte per potenza tra quelli mai registrati, con una scala di magnitudo 9,2, più di mille volte più potente del terremoto di San Francisco del 1989.[23] L'orario (17:36), il periodo dell'anno (primavera) e la posizione dell'epicentro sono stati tutti indicati come fattori che hanno potenzialmente risparmiato migliaia di vite, in particolare ad Anchorage.

Il terremoto durò 4 minuti e 38 secondi; 970 km di faglia si fratturarono tutti insieme innalzandosi di 18 metri, rilasciando circa 500 anni di potenza accumulata. La liquefazione delle sabbie, le fratture, le frane e altri cedimenti del terreno causarono gravi danni strutturali in diverse comunità e ingenti danni alle proprietà. Anchorage subì distruzioni e danni ingenti a carico di numerose abitazioni, edifici e infrastrutture (strade asfaltate, marciapiedi, condutture idriche e fognarie, impianti elettrici e altre opere antropiche) non adeguatamente progettati per resistere ai terremoti, in particolare nelle diverse aree soggette a frane lungo la baia di Knik. A circa 320 km a sud-ovest, alcune zone nei pressi dell'isola Kodiak subirono un sollevamento permanente di 9 metri. A sud-est di Anchorage, le aree attorno all'estremità della baia di Turnagain, vicino a Girdwood e Portage, subirono un abbassamento fino a 2,4 metri, rendendo necessari interventi di ricostruzione e di riporto di materiale per innalzare l'Autostrada Seward al di sopra del nuovo livello di alta marea.[24]

Nello stretto di Prince William, il porto di Valdez subì una massiccia frana sottomarina che causò la morte di 32 persone, tra coloro che si trovavano al porto e sulle banchine della città al momento del crollo e le persone a bordo della nave lì ormeggiata. Nelle vicinanze, uno tsunami alto circa 8 metri distrusse il villaggio di Chenega, uccidendo 23 dei 68 abitanti; i sopravvissuti riuscirono a sfuggire all'onda rifugiandosi in zone elevate. Gli tsunami verificatisi dopo il sisma colpirono duramente Whittier, Seward, Kodiak e altre comunità dell'Alaska, oltre a causare danni a persone e proprietà nella Columbia Britannica, nello stato di Washington, in Oregon e in California.[25] Gli tsunami causarono danni anche alle Hawaii e in Giappone. Furono inoltre segnalate evidenze di movimento direttamente riconducibile al terremoto in Florida e in Texas.

L'Alaska non aveva mai vissuto prima un disastro di vaste proporzioni in un'area densamente popolata e disponeva di risorse molto limitate per far fronte alle conseguenze di un simile evento. Ad Anchorage, su sollecitazione della geologa Lidia Selkregg, l'amministrazione cittadina e l'Alaska State Housing Authority incaricarono un gruppo di 40 esperti, tra cui geologi, specialisti in scienza del suolo e ingegneri, di valutare i danni causati dal terremoto alla città.[26] Il gruppo, denominato "Engineering and Geological Evaluation Group" (Gruppo di valutazione ingegneristica e geologica), era guidato da Ruth A. M. Schmidt, docente di geologia presso l'Università dell'Alaska ad Anchorage. Il team di scienziati entrò in conflitto con gli imprenditori edili locali e i commercianti del centro, desiderosi di ricostruire immediatamente; gli scienziati, invece, intendevano individuare i rischi futuri per garantire la sicurezza delle infrastrutture ricostruite.[27] Il team redasse un rapporto l'8 maggio 1964, poco più di un mese dopo il terremoto.[26][28]

Le forze armate statunitensi, che mantengono una significativa presenza operativa in Alaska, intervennero per prestare assistenza già subito dopo dopo la fine del sisma. L'Esercito degli Stati Uniti ripristinò rapidamente le comunicazioni con i 48 stati contigui, dispiegò truppe a supporto della popolazione di Anchorage e inviò un convoglio a Valdez.[29] Su consiglio dei vertici militari e civili, il giorno successivo al sisma il presidente Lyndon B. Johnson dichiarò l'intera Alaska zona di grave disastro. La Marina e la Guardia Costiera degli Stati Uniti inviarono navi presso le comunità costiere isolate per far fronte alle necessità immediate. Il maltempo e la scarsa visibilità ostacolarono le operazioni di soccorso e ricognizione aerea il giorno seguente il terremoto, ma domenica 29 la situazione migliorò, consentendo l'impiego di elicotteri di soccorso e velivoli da ricognizione.[29] Un ponte aereo militare avviò immediatamente il trasporto di aiuti in Alaska, consegnando complessivamente 1170 tonnellate di cibo e altri rifornimenti.[30]

Nel medio periodo, il Corpo degli Ingegneri dell'Esercito guidò i lavori per ricostruire le strade, rimuovere le macerie e creare nuovi insediamenti per le comunità completamente distrutte, con una spesa di 110 milioni di dollari;[30] il West Coast and Alaska Tsunami Warning Center fu istituito come diretta conseguenza del disastro. I fondi federali per i soccorsi in caso di disastro finanziarono la ricostruzione e sostennero economicamente le infrastrutture devastate dell'amministrazione dell'Alaska, con una spesa di centinaia di milioni di dollari che contribuì a mantenere lo stato finanziariamente solvibile fino alla scoperta di ingenti giacimenti petroliferi a Prudhoe Bay. Su disposizione del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti d'America, la Guardia Nazionale dell'Alaska istituì la Divisione per i servizi di emergenza dell'Alaska per far fronte a eventuali disastri futuri.[29]

Il boom del petrolio

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La scioperta del petrolio nel più grande giacimento di petrolio e di gas naturale di tutto il Nordamerica, a Proudhoe Bay, e il completamento nel 1977 del Trans-Alaska Pipeline System, portò al boom petrolifero sfruttato pienamente quando un oleodotto lungo circa 1300 km collegò i giacimenti al porto di Valdez.

Il petrolio accumulatosi sulle rocce lungo la costa del Prince William Sound in seguito allo sversamento della Exxon Valdez nel 1989.

La produzione di petrolio non rappresentava l'unica risorsa economica del territorio dell'Alaska. Nella seconda metà del XX secolo, l'Alaska scoprì nel turismo un'importante fonte di reddito: il turismo si diffuse dopo la seconda guerra mondiale, quando il personale militare di stanza nella regione tornò a casa lodandone lo splendore naturale. L'Autostrada dell'Alaska, costruita durante la guerra, e l'Alaska Marine Highway, completata nel 1963, resero lo stato più accessibile. Il turismo divenne sempre più importante in Alaska e oggi più di 1,4 milioni di persone visitano lo stato ogni anno.[31]

Con l'accresciuta importanza del turismo per l'economia, anche la tutela dell'ambiente assunse un ruolo di maggior rilievo. L'Alaska National Interest Lands Conservation Act (ANILCA) del 1980 ha aggiunto 217000 km² al National Wildlife Refuge system, tratti di 25 fiumi al National Wild and Scenic Rivers System, 13000 km² alle foreste nazionali e 176000 km² ai parchi nazionali. Grazie a questa legge, l'Alaska ospita oggi due terzi dell'intera superficie dei parchi nazionali statunitensi. Attualmente, oltre la metà del territorio dell'Alaska è di proprietà del governo federale.[32]

Nel 1976 fu creato l'Alaska Permanent Fund, un fondo che investe una porzione delle entrate minerarie dello Stato, incluse le entrate del Trans-Alaska Pipeline System, a beneficio di tutte le generazioni di Alaskani. Al giugno 2003, il valore del fondo ammontava a 24 miliardi di dollari.

Nel 1989 la Exxon Valdez colpì uno scoglio nello Stretto di Prince William, rilasciando oltre 42 milioni di litri di greggio lungo 1800 km di costa. Oggi, lo scontro tra le filosofie dello sviluppo e della conservazione emerge nel dibattito acceso sulle trivellazioni petrolifere nell'Arctic National Wildlife Refuge.[33]

Si è proposto più volte di realizzare un ponte o un tunnel attraverso lo stretto di Bering (85 km), ma sia per ragioni economiche sia per ragioni strategico-militari questa idea non è mai stata portata avanti.

Geografia fisica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Alaska artico e Alaska sud-orientale.
Dimensioni dell'Alaska confrontate con il resto degli Stati Uniti
Il Monte McKinley
Città dell'Alaska

Situata nell'estremo angolo nord-occidentale dell'America settentrionale, molto prossima all'Asia, l'Alaska è lo stato più settentrionale ed occidentale degli Stati Uniti, ma ha anche la longitudine più orientale degli Stati Uniti perché le isole Aleutine si estendono nell'emisfero orientale.[34] L'Alaska è uno dei due stati non contigui agli Stati Uniti continentali, insieme alle Hawaii; circa 800 km di territorio canadese, appartenente alla Columbia Britannica, separano l'Alaska dallo stato di Washington. Tecnicamente fa parte degli Stati Uniti continentali, ma non vi viene inclusa nell'uso colloquiale del termine. La capitale, Juneau, si trova sulla terraferma, ma non è collegata via terra al resto del sistema stradale nordamericano.

L'Alaska confina con il territorio canadese dello Yukon e la provincia canadese della Columbia Britannica; confina con il golfo dell'Alaska e l'Oceano Pacifico a sud e sud-ovest, con il mare di Bering, lo stretto di Bering e il mare dei Ciukci ad ovest e con l'Oceano Artico a nord. Le acque territoriali dell'Alaska confinano con le acque territoriali russe nello stretto di Bering, dato che l'isola russa Grande Diomede e quella alaskana di Piccola Diomede distano solamente 4,8 km. L'Alaska ha la linea costiera più estesa di tutti gli altri stati federati messi insieme.[35]

La dimensione dell'Alaska comparata con gli Stati Uniti d'America contigui
(n proiezione conica equisuperficiale di Albers)

Con i suoi 1717854 km² di area totale, l'Alaska è di gran lunga lo stato più esteso degli Stati Uniti; ha oltre il doppio dell'area del secondo stato più esteso, il Texas, ed è più estesa dei tre maggiori stati (Texas, California e Montana) combinati. L'Alaska è la settimana maggiore divisione sub-nazionale del mondo e, se fosse uno stato indipendente, sarebbe il 18° più esteso del mondo, paragonabile in area all'Iran.[36]

Con le sue numerosissime isole, l'Alaska ha circa 55000 km di linea costiera; le isole Aleutine si estendono da ovest fino al margine meridionale della penisola di Alaska; nelle regioni costiere e aleutine si trovano diversi vulcani. L'isola Unimak ad esempio ospita il monte Shishaldin, un vulcano occasionalmente attivo che si innalza fino a 3000 metri di altitudine sul Pacifico del Nord. La catena vulcanica si estende fino al monte Spurr, ad ovest di Anchorage sulla terraferma. I geologi identificano l'Alaska come parte della Wrangellia, una grande regione che comprende diversi stati e province canadesi nel Pacifico nord-occidentale, che sta attivamente subendo un processo di formazione continentale.[37]

Nella baia di Turnagain, appena a sud di Anchorage, si verifica una delle maree più estese del mondo; qui l'altezza delle maree può superare 10,7 metri.[38]

L'Alaska conta più di 409000 laghi naturali con area maggiore o uguale di un ettaro;[39] il lago Iliamna è il più esteso dello stato. Paludi e il permafrost delle zone umide coprono 487700 km², principalmente nelle pianure settentrionali, occidentali e sud-occidentali; i ghiacciai coprono circa 75000 km² dello stato.[40] Il ghiacciaio di Bering è il più grande del Nord America, con i suoi 5200 km² di estensione.[41]

Ghiacciaio Hubbard

In Alaska si trovano numerosi ghiacciai, di seguito i maggiori in elenco alfabetico ghiacciaio Baker, ghiacciaio Barry, ghiacciaio Billings, ghiacciaio Burns, ghiacciaio Cap, ghiacciaio Cascade, ghiacciaio Cataract, ghiacciaio Coxe, ghiacciaio Exit, ghiacciaio Explorer, ghiacciaio Margerie, ghiacciaio Godwin, ghiacciaio Gulkana, ghiacciaio Harriman, ghiacciaio Holgate, ghiacciaio Hubbard, ghiacciaio Knik, ghiacciaio Learnard, ghiacciaio Matanuska, ghiacciaio Mendenhall, ghiacciaio Nelchina, ghiacciaio Nenana, ghiacciaio Northwestern, ghiacciaio dell'Orso, ghiacciai Penniman, ghiacciaio Pigot, ghiacciaio Portage, ghiacciaio Rainy, ghiacciaio Serpentine, ghiacciaio Spencer, ghiacciaio Stairway, ghiacciaio Surprise, ghiacciaio Taku, ghiacciaio Tazlina, ghiacciaio Tebenkof, ghiacciaio Trail (Alaska), ghiacciaio Vassar, ghiacciaio Worthington.

Grazie anche alle numerose isole, le coste dell'Alaska superano i 54700 km di lunghezza. La serie di isole che si estende a ovest della punta sudoccidentale dell'Alaska è nota come l'arcipelago delle Aleutine. Molte di queste isole ospitano vulcani attivi: per esempio, il monte Shishaldin (3042 m) sull'isola di Unimak. La serie di vulcani raggiunge Mount Spurr, a ovest di Anchorage, sulla terraferma.

In Alaska si trova il monte McKinley[42], la montagna più alta di tutto il Nordamerica, 6 201 metri s.l.m.[43]

Numerosi sono i fiumi e i laghi, tra questi ce ne sono più di tre milioni con una superficie di almeno 8 ettari. Gran parte del territorio dell'Alaska è gestito dal governo federale come foresta nazionale, parco nazionale, e rifugio naturale nazionale. Vi sono luoghi in Alaska che sono comune terreno pubblico demaniale (terreno del BLM) ma che sono probabilmente più spettacolari di molti parchi nazionali negli altri Stati. Molti dei parchi statali dell'Alaska sarebbero parchi nazionali se fossero in altri Stati.

In gran parte dell'Alaska i servizi sono gestiti dalle cosiddette ANCSA corporations; le tredici più importanti operano a livello regionale, mentre ne esistono dozzine di locali.

Lo stesso argomento in dettaglio: Clima dell'Alaska.

L'Alaska ha un clima freddo che però si può suddividere in quattro aree:

  • la costa sud, in particolare Juneau (unica città in cui le massime medie di gennaio sono superiori a 0 °C, media: −8 °C/1 °C) che gode delle condizioni più miti dello Stato (già Anchorage, sempre sulla costa sud, che è situata circa al 60º parallelo ha una media di gennaio di −3 °C/−13 °C; le medie di luglio sono sui 15 °C) ma che è anche l'area più nevosa per l'oceano che fa accumulare umidità: gli accumuli medi raggiungono e spesso superano di gran lunga il Québec e Hokkaidō (in cui cadono rispettivamente tra i 3, i 5 e i 7 metri) e in alcune parti arrivano a una media di 8 metri con copertura che va da 1–2 mesi di Juneau e la sua area e i 4–5 mesi dell'interno di Anchorage;
  • l'interno, che ha il clima che ci si aspetta dall'Alaska (Fairbanks ha una media di gennaio di −19 °C/−28,5 °C e di luglio di 12 °C/22 °C; tuttavia sono dati presi dal centro, dove vi è l'isola di calore urbana: altre località spesso sono più fredde e le medie di gennaio arrivano a −34 °C, più o meno quanto i più freddi luoghi dello Yukon, vicini a Old Crow) in cui le medie mensili sono sotto zero 8 mesi all'anno e si registrano le temperature più basse (−62,1 °C a Prospect Creek[44], ma notizie non ufficiali riportano dati più bassi) e più alte (38 °C a Fort Yukon, che d'inverno scende spesso sotto i −40 °C); la copertura nevosa dura da 6 a 7–8 mesi e i fiumi sono liberi dai ghiacci solo 4 mesi;
  • la costa occidentale, che ha inverni freddi (stretto di Bering gelato) ed estati fresche;
  • la costa artica, in cui le medie di gennaio sono −23 °C e i −30 °C e di luglio tra i 4 °C e i 6 °C (Barrow, la punta nord, ha a febbraio −21 °C/−31 °C, a luglio 1 °C/5 °C): le precipitazioni sono scarsissime, sui 200-250 mm l'anno, la maggior parte in estate, il mare è gelato da ottobre a giugno con temperatura massima di 1 °C, la copertura nevosa rimane da settembre a inizio giugno, ma i residui si vedono tutto l'anno.

In Alaska sono state registrate temperature da record come il già citato primato di Prospect Creek, Fairbanks −62 °C, Chandalar −59 °C, Fort Yukon −58 °C e Barrow −53 °C.

Effetti del cambiamento climatico

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L'Alaska è una delle regioni del mondo in cui il riscaldamento globale è più evidente. Secondo i rapporti di Berkeley Earth, la temperatura media in Alaska è aumentata di circa 2 °C tra il 1970 e il 2005. A causa della crisi climatica, gli incendi boschivi nelle aree forestali boreali hanno raggiunto livelli di scala e frequenza in Alaska che non sono stati raggiunti per almeno 10 000 anni.[45] Nel 2019 l'Alaska è stata colpita, al pari di Siberia e Groenlandia, da vasti incendi boschivi, causati da un riscaldamento anomalo delle zone artiche.[46]

Regioni dell'Alaska

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Centro-meridionale

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La regione più popolosa dell'Alaska comprende Anchorage, la valle Matanuska-Susitna e la penisola di Kenai; ricadono in quest'area anche le aree rurali e scarsamente popolate a sud della catena dell'Alaska e ad ovest dei monti Wrangell, oltre allo stretto di Prince William e alle comunità di Cordova e Valdez.[47]

Sud-orientale

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Lo stesso argomento in dettaglio: Alaska sud-orientale.

Anche definita Alaska Panhandle o Inside Passage, quella sud-orientale è la regione dell'Alarka più prossima agli Stati Uniti contigui; fu qui che si concentrò la maggior parte degli insediamenti iniziali non indigeni negli anni successivi all'acquisto dell'Alaska. La regione è dominata dall'arcipelago Alessandro, oltre che dalla Foresta nazionale di Tongass, la più estesa foresta nazionale degli Stati Uniti. Comprende la capitale dello stato, Juneau, l'ex capitale Sitka e Ketchikan, un tempo la maggiore città dell'Alaska.[48] La Alaska Marine Highway fornisce un collegamento di trasporto terrestre vitale in tutta l'area e nel paese, poiché solo tre comunità (Haines, Hyder e Skagway) hanno collegamenti diretti al sistema stradale degli Stati Uniti contigui.[49]

Il monte McKinley, anche conosciuto come Denali, è la cima più alta del Nord America

L'Interno rappresenta la regione più estesa dell'Alaska, gran parte della quale è selvaggia e disabitata. Fairbanks è l'unica grande città della regione, e nell'area si trova il Parco nazionale del Denali. In questa regione si trova anche il Denali, a livello federale designato come monte McKinley, che è la più alta cima dell'America settentrionale.

Lo stesso argomento in dettaglio: North Slope dell'Alaska.

Il North Slope ("versante settentrionale") è ricoperto per la gran parte da tundra, nella quale si trovano piccoli villaggi. L'area è nota per le sue enormi riserve di petrolio, e comprende sia la National Petroleum Reserve–Alaska che il Prudhoe Bay Oil Field.[50] La città di Utqiaġvik, un tempo conosciuta come Barrow, è la città più a nord degli Stati Uniti e si trova in questa regione; anche il borough di Northwest Arctic, prossimo a Kotzebue e comprendente anche la valle del fiume Kobuk, è considerato parte di questa regione. Gli Iñupiat del North Slope e dell'Artico nord-occidentale raramente si considerano un unico popolo.[51]

Sud-occidentale

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L'Alaska sud-occidentale è una regione scarsamente popolata che si estende per circa 800 km verso l'interno dal mare di Bering. Gran parte della sua popolazione vive lungo la costa e la regione comprende anche l'isola Kodiak.[52] Il grande delta del Yukon–Kuskokwim, uno dei maggiori delta fluviali del mondo,[53] si trova in questa regione; parti della penisola di Alaska vengono considerati parte della regione sud-occidentale, e vengono spesso comprese anche le isole Aleutine.

Isole Aleutine

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Lo stesso argomento in dettaglio: Isole Aleutine.
Anche se si trovano interamente ad est della Linea internazionale del cambio di data (la curva triangolare nella linea fu concordata al momento dell'acquisto dell'Alaska), le Isole Aleutine attraversano il 180° meridiano, pertanto contengono sia il punto più occidentale (isola Amatignak) che il punto più orientale (isola di Semisopochnoi) degli Stati Uniti.

Sebbene economicamente facciano parte principalmente dell'Alaska sud-occidentale, le isole Aleutine sono talvolta considerate un gruppo a sé stante a causa della loro separazione geografica dal continente. Questa catena, composta da oltre 300 piccole isole vulcaniche, si estende per più di 1900 km nell'Oceano Pacifico. Alcune di queste isole si trovano nell'emisfero orientale, ma la Linea internazionale del cambio di data è stata tracciata a ovest del 180° meridiano per mantenere l'intero stato, e quindi l'intero continente nordamericano, entro lo stesso giorno legale. Due delle isole, Attu e Kiska, furono occupate dalle forze giapponesi durante la seconda guerra mondiale.[54]

Evoluzione demografica

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Secondo il censimento del 2020[55] la popolazione dell'Alaska è così divisa etnicamente:

Dal 2014 lo Stato ha ventuno lingue ufficiali. Sono l'inglese e venti lingue indigene: l'inupiaq, lo yupik siberiano centrale, lo yupik dell'Alaska centrale, l'alutiiq, l'unangan, il dena’ina, il deg hit’an, l'holikachuk, il koyukon, il kolchan, il gwich’in, il tanana, il alto tanana, il tanacross, l'hän, l'ahtna, l'eyak, il tlingit, l'haida, il tsimshian[56]. La lingua più parlata è l'inglese, dall'89,7% della popolazione. Il 5,2% è ripartito tra le lingue indigene ancora vive; segue lo spagnolo con il 2,9%.

L'interno di una chiesa ortodossa in Alaska

L'Alaska, così come gli Stati del Nord Pacifico, è tra i meno religiosi degli Stati Uniti. Secondo i dati raccolti dal Pew Research Center, le confessioni religiose sono così suddivise:[57]

La percentuale di ortodossi è dovuta alla colonizzazione russa e all'opera missionaria condotta tra gli indigeni aleutini.

Città e cittadine importanti

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Lo stesso argomento in dettaglio: Comuni dell'Alaska.

La città più popolosa dell'Alaska è Anchorage, con una popolazione di 399 148 abitanti (censimento 2018 Anchorage Municipality, Alaska American FactFinder).

La lista delle città più estese (superficie del territorio municipale) degli Stati Uniti vede tre città dell'Alaska ai primi tre posti: nell'ordine Sitka, Juneau e Anchorage (Jacksonville in Florida occupa il quarto posto in questa lista).

Città con più di 10 000 abitanti

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Città con meno di 10 000 abitanti

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Tra i problemi della popolazione dell'Alaska bisogna ricordare l'alcolismo, causato soprattutto dall'isolamento di alcune comunità, dai lunghi periodi di buio invernale, dalle difficoltà negli spostamenti. In alcune zone l'alcol è addirittura vietato. L'alcolismo genera altri problemi come l'alto numero di suicidi, le violenze domestiche e la sindrome alcolica fetale nei bambini dovuta all'abuso di alcol da parte di donne in gravidanza, che genera nei bambini disfunzione in alcuni organi, basso peso alla nascita, ritardo nello sviluppo, e in alcuni casi epilessia.

La condizione di essere "terra di frontiera", con limitate regole etiche e fortissimi interessi economici in ballo e, per i critici, anche con scarsi controlli, ha portato come conseguenza a diversi fenomeni di "disinvoltura economico-politica" nel paese, con casi di corruzione, sperpero, e finanziamenti ritenuti clientelari (buona parte del territorio sconfinato è di diretta competenza statale, ed è stato ampiamente e interessatamente concesso a grandi società private). È emblematica la figura del senatore Theodore Stevens (Zio Ted) coinvolto per decenni in tali generose concessioni; il ripetersi di tali fenomeni ha prodotto la definizione per l'Alaska, da parte degli altri Stati dell'Unione, di luogo della corruzione, e dello sperpero dei beni di proprietà comune. Nonostante la politica attuale dell'Alaska cerchi di limitare questi fenomeni, la consuetudine degli altri Stati dell'Unione di citare l'Alaska come luogo di eventi di questo tipo è ancora molto presente.

L'Alaska è uno dei due stati degli Stati Uniti, oltre al Colorado, in cui è consentito il possesso per uso personale di circa 30 grammi di marijuana.

  • Motto: North to the future
  • Soprannomi: L'ultima frontiera o Terra del sole di mezzanotte
  • Uccello dello Stato: pernice bianca, adottata dalla Legislatura Territoriale nel 1955
  • Pesce dello Stato: salmone reale, adottato nel 1962
  • Fiore dello Stato: nontiscordardimé nativo, adottato dalla Legislatura Territoriale nel 1917
  • Fossile dello Stato: mammuth lanoso, adottato nel 1986
  • Gemma dello Stato: giada, adottata nel 1968
  • Insetto dello Stato: libellula schiumaiola, adottata nel 1995
  • Mammifero dello Stato: alce, adottato nel 1998
  • Minerale dello Stato: oro, adottato nel 1968
  • Canzone dello Stato: Alaska's Flag
  • Sport dello Stato: dog mushing (gare di slitte trainate da cani), adottato nel 1972
  • Albero dello Stato: abete rosso di Sitka, adottato nel 1962.

Economia e lavoro

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Lo stesso argomento in dettaglio: Alaska Permanent Fund.

Nel 2007 il prodotto interno lordo dell'Alaska è stato di 44 miliardi di $, che lo pone al 45º posto fra i 50 Stati. Il reddito pro capite per l'anno 2007 è stato di 40042 $ (15º negli Stati Uniti).

L'economia dell'Alaska ha come pilastri la pesca e l'estrazione di petrolio e gas naturale. Se un tempo la prima era predominante (salmoni, aringhe, merluzzi) ora è la seconda a essere la principale fonte di ricchezza dello Stato.

La pesca occupa un importante ruolo nell'economia dell'Alaska, e fornisce un ampio surplus destinato all'esportazione.

In campo agricolo, a causa delle difficili condizioni climatiche, si coltivano prodotti piuttosto resistenti (patate, orzo e avena) e l'allevamento è penalizzato dal fatto che i pascoli sono inutilizzabili per quasi otto mesi all'anno[58]. Per questi motivi la produzione di latte e latticini, bestiame, verdure e vivai è appena sufficiente per il fabbisogno interno, perciò gran parte dei generi alimentari sono importati da regioni del mondo più adatte all'agricoltura. Più fiorenti sono gli allevamenti di animali da pelliccia e renne.

Le foreste forniscono ottimo legname destinato alla costruzione di mobili e all’edilizia, come abeti, cedri, betulle.

Anche le attività industriali sono ridotte e si limitano alla lavorazione del pesce, del legname e alla raffinazione del petrolio,[59] perciò anche i prodotti non alimentari sono in gran parte importati. I costi delle importazioni sono molto elevati a causa delle spese di trasporto e questo contribuisce a tenere alto il costo della vita nonostante i sussidi governativi per gli abitanti dello Stato.

Il sottosuolo è sfruttato in maniera massiccia grazie ai giacimenti e gran parte degli abitanti lavora per il governo o nel campo dell'estrazione e del trasporto delle risorse naturali: petrolio greggio, gas naturale, carbone, oro, metalli preziosi, zinco e altri minerali, legname e prodotti in legno. Un altro settore di impiego è in ambito militare a causa delle molte basi militari presenti nello Stato.

Le entrate ingenti derivanti dal petrolio servono in parte ad alimentare l'Alaska Permanent Fund.

Il settore turistico è poco sviluppato ma in crescita per via della spettacolarità dei paesaggi naturali e per possibilità di effettuare escursioni anche grazie all'ausilio degli spostamenti in treno effettuati dalla Alaska Railroad e alle numerose crociere che fanno tappa nei maggiori porti. Apprezzate dai turisti sono poi le escursioni fatte sulle slitte trainate dai cani, molto usate in passato soprattutto durante l'epoca della corsa all'oro. Di questo mezzo di trasporto esistono importanti gare: molto popolare è quella che si svolge a marzo per 1 850 km tra Anchorage e Nome, la Iditarod Trail Sled Dog Race per ricordare l'impresa compiuta nel 1925 quando delle slitte riuscirono a raggiungere il piccolo villaggio di Nome per portare le medicine per combattere un'epidemia.

In Alaska le comunicazioni sono assicurate in diverse maniere. La rete stradale non è molto sviluppata a causa della scarsità della popolazione, delle grandi distanze e della natura del suolo, per gran parte dell'anno ricoperto da ghiaccio o neve o formato da permafrost. Le strade sono presenti soprattutto nella parte meridionale dello Stato, la ferrovia dell'Alaska unisce le città principali e lo stato al Canada. La capitale dello Stato non è collegata da strade e si può raggiungere solo tramite aerei o navi.

Sulla costa del Pacifico, molte località usufruiscono di un servizio navale per merci e passeggeri. Ancor più diffuso è il trasporto aereo, molte sono le linee aree locali e molto utilizzati sono gli idrovolanti che atterrano sui numerosi laghi.

Galleria d'immagini

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